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    (25) Sulla crsi della morte

     

    8 febbraio 1973

    RAPPORTO K (25)

     

    Sulla crisi della morte

     

    Ero  rimasto  con  Bruno,  quella  sera  per ultimare della corrispondenza.

    Il   Centro  già  organizzato  vedeva  giornalmente crescere il numero dei Soci.

    Il  venti  gennaio  scorso si era tenuta l'Assemblea dei Soci Fondatori, nella quale io era stato nominato presidente  del Centro.

    Era stata data notizia a molte riviste specializzate ed alla stampa locale.

    Un  crescendo  di  attività e di  interesse permeavano la vita del  Centro  che  culminavano  in  grandi  momenti  di emozione la domenica mattina, giorno che avevamo destinato per le "sedute",effettuate nel salone dei nuovi locali alla presenza di tutti i Soci.

    Stavamo per andarcene, quella sera, quando espressi a Bruno l'intenzione di chiedere a "K" sul travaglio dello Spirito  nel  periodo  pre e  post-mortem,  per una conferenza che intendevo tenere.

    Avevo  letto molto e mi ero documentato abbastanza sull'argomento,  ma  mi  mancava  qualcosa,  come  una conferma o un conforto per quel che avevo in animo di dire.

    Bruno ebbe un capogiro, si sedette e subito cadde in  trance. 

    Feci  appena  in  tempo  a  prendere  un  quaderno e  a  mettergli  una  penna  fra  le dita,  che  immediatamente "K"  scrisse  di  getto,  come  sempre,  ma  con  una  velocità ancora  più  sbalorditiva  del  solito,  forse  proprio  perché

    eravamo soli e in un silenzio quasi assoluto.

    Non  era  mai  successo  di  trovarmi  solo  con  il medium  in  trance  e  non  nascondo  che  ebbi  un  momento  di panico,  subito fugato allorquando vidi tracciare il cerchio aperto e le prime frasi scritte con chiarezza.

     

    Il momento “fatale”  tratteggiato con  estrema  sinteticità  e  chiarezza ,  quasi  a  voler  indicare  una  scaletta  per  una conferenza,  fa capire quanto amore è stato profuso in poche righe, squisitamente liriche per dire che  il  trapasso  non è  un  apocalittico  traguardo  di  una  breve  corsa,  ma  una tappa obbligata di esperienza per una esistenza senza fine.

     

    "L'uomo che muore è Spirito che si libera dalla carne. E' Spirito che si invola. Ma a ciò che sia possibile, occorre che lo Spirito si sciolga dal corpo, che i legami che avvinghiano esso Spirito al corpo si allentino.

    Questo avviene e non è morte. Ciò che l'uomo chiama morte dovrebbe dirsi meglio e solo "trapasso".

    Esso trapasso è infatti il passo estremo che lo Spirito compie al termine di un suo ciclo vitale nel corpo, al termine del suo cammino umano.

    "Nascere, morire: ecco ciò che è l'uomo, ed è un breve segmento della vita universale. Poiché tutto ciò che è universale è Spirito e materia insieme.

    Ora l'uomo cessa di essere tale sul secondo estremo del segmento.

    E l'uomo cade mentre il suo Spirito si eleva.

    L'uomo cede le sue forze al tempo e il Tempo gli si svela.

    Quando l'uomo trapassa, nell'istante del trapasso, l'uomo vede l'invisibile e ne ha gioia o angoscia, a seconda di come visse.

    Son tutti lì, ad attenderlo, coloro che lo precedettero nel trapasso.

    Tutti lì per guidarlo e rincuorarlo. Egli deve andare.

    Lo si aspetta.

    Gli incarnati congiunti piangono la fine ed è umano; gli Spiriti congiunti gioiscono l'inizio ed è sublime.

    Ma lo Spirito deve liberarsi dai legami che lo inchiodano alla terra.

    Egli deve, e lotta per riuscire.

    La sua lotta è immane ed è come un pulcino che sguscia dall'uovo.

    E più fu giusto in vita umana, più breve è la lotta e meno estenuante.

    E più fu ingiusto in vita umana e più  lunga ed estenuante la separazione.

    Ora, pensate che tale separazione dura giorni e giorni.

    Ma non c'è legge divina che lo stabilisca.

    Ed è gioia e sofferenza.

    Molto dipende dai congiunti umani o dal corpo che muore.

    Sappiate che il pianto, purtroppo, rende più sofferente chi muore.

    E sappiate che il corpo più è immobile, più lascialo Spirito.

    Questa è legge divina. E la gioia, o la sofferenza, dello Spirito nel mondo invisibile è grande.

    Lì tutto è nuovo per lui.

    Tutto è sorprendente.

    Egli deve adattarsi.

    Ma in ciò lo aiutano gli Spiriti per questo inviati.

    Egli crederà di essere ancora nella carne fino a quando avrà perduto la percezione del palpabile.

    E quando tale percezione sarà scomparsa egli sarà uno Spirito.

    Egli sarà un'Entità Cosmica, non più universale.

    Questa è Legge divina".

    “K”

     

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