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    (27) Il divino ragionato

     

    Febbraio 1973

    RAPPORTO K (27)

      

     

    Conferenza tenuta dallo scrivente nel febbraio del 1973 al CENTRO STUDI ESOTERICI DI SIRACUSA.

     

     

    Il Divino ragionato

     

    Chi si pone all'ascolto o alla lettura di un saggio, sa  a priori che dovrà prestare la massima attenzione per poter comprendere e recepire, quali che siano le opinioni ed i giudizi,  un  vasto numero di concetti, di teorie e persino di nuovi valori, che a volte sfiorano, a volte sembrano esulare anche dal tema proposto, ma che sono necessarie al completamento di quel quadro d'insieme che l'autore intende esporre.

    Di contro, l'autore sa che ogni singolo punto, per essere pienamente inteso, dovrebbe essere ampliato fino a costituire un intero capitolo di un trattato.

    Pur tuttavia, l'interesse dei lettori, e per il tema, e per la conoscenza più o meno profonda del problema, fa si  che i ristretti confini della sintesi espositiva dell'autore, vengano massimamente superati, anche perché difficilmente l'autore si esime dall'avvalersi di presupposti scientifici, di documenti, leggi, conoscenze e realtà inconfutabili.

    Affrontare il problema della morte, e ancor più, esaminare dall'interno il processo psichico e spirituale del pre e post-mortem è impresa estremamente difficile, in quanto venendo a mancare tutti i su citati presupposti scientifici, non potendo avvalersi di dogmatiche religiose, ne di disquisizioni filosofiche, si rischia facilmente di essere fraintesi, derisi o nella migliore delle ipotesi, tollerati.

    Un  discorso sulla problematica della morte, tenuto in un centro di studi esoterici, ad un gruppo di persone interessate alla fenomenologia paranormale, per quanto negli ascoltatori ci possa essere una certa disponibilità ai problemi dello spirito, risulta anche in quella sede difficile per via delle divergenze di base degli studiosi stessi che credono o non credono alla sopravvivenza dello spirito, che ammettono o non ammettono la possibilità dello spirito di dare testimonianza di se.

    Scrivere, infine, della certezza di un post-mortem e del travaglio dello spirito, a un più vasto pubblico, che si accosta per la prima volta, timoroso e diffidente, affascinato ed incuriosito, a questa irreversibile e misteriosa realtà, si è certi di non venire, in nessuna misura, compresi. Ciò nonostante, sono proprio questi lettori che intendo sensibilizzare, allo studio ed alla accettazione dello spirito e dei suoi alti valori.  

    Riconoscere  allo spirito origine divina, eterna vibrazione, qualità spirituali in assoluto  sono le premesse che mi propongo di dimostrare, per linee generali, al fine di costruire delle solide fondamenta per l'accettazione, poi, del discorso sulla morte.

    Dimostrare l'origine divina dello spirito, vuol dire, anzitutto, riconoscerne l'esistenza stessa.

    Posto, però, che ogni esistenza ha una causa, è proprio questa causa prima, allora, che ha diritto di priorità di esame.

    Esame sostenuto da una ferrea logica, spero, al di fuori, comunque, da qualsiasi apodittica prolusione fideistica.

    Ragione e fede oggi più che mai, non possono più coesistere. L'uomo maturo al passo con il suo progresso e con la sua evoluzione, sia tecnologica che spirituale, non è più disposto ad accettare supinamente per fede, nulla.

    La fede è un limite alla ragione, è una violazione di quel diritto di valutazione e di giudizio che l'uomo intelligente con propri mezzi, razionali o empirici, intuitivi o paranormali, intende ed ha il dovere di dare.

    Anche l'idea e l'esistenza di Dio, l'uomo ha il dovere di spiegarsi - e l'ha fatto - con la ragione. Infatti, ritornando alla tesi dell'origine, l'effetto uomo, terra, universo, cosmo non può non scaturire che da una causa prima esistente, preesistente e coesistente.

    E questa causa assoluta, principio di tutti i principi, è Dio, al quale vi si riscontrano tutti gli attributi immaginabili ed inimmaginabili. Se invece, questa causa prima volessimo indicarla come "caos", o ancor più, "nulla" pur esasperando questi termini in assoluto, non potremmo a essi riconoscere gli attributi di somma intelligenza, di infinita bontà, nè tanto meno di esistenza, di preesistenza e di coesistenza.

    Ancora, dal caos è impossibile poter immaginare la scaturigine di un universo infinito e strutturato, dal macrocosmo al microcosmo, da elementi in perfettissimo equilibrio ed assoluta armonia. Ne è possibile immaginare sempre dal caos la nascita di un essere vivente dotato di facoltà spirituali ove risiedono le più alte spiritualità.

    Ma, anche se, per assurdo, concedessimo al "caos" la possibilità di quanto sopra gli abbiamo negato, non avremmo, infine, risolto il problema della origine o perché se per caos intendiamo l'infinito costituito da elementi scomposti, avremmo sempre l'interrogativo della causa prima, in quanto il caos stesso sarebbe  sempre un effetto.

    Nè la causa prima può essere il "nulla". Questo termine in assoluto non esiste.  Dal nulla niente può scaturire, niente può essere creato. Per il fatto che noi esistiamo, che tutto è, non può assolutamente essere stato generato dal nulla.

    Ecco dunque, che la ragione ci riporta alla matrice, al creatore della creazione, al principio intelligente e coordinatore di tutte le cose, a Dio causa prima.

    E prima di Dio? Non esiste un prima di Dio. Dio preesiste perché è infinito passato, esiste come infinito presente e infinito futuro e coesiste in quanto è in tutte le Sue manifestazioni.

    Una volta accettata, o per questa o per altra via, l'esistenza di una causa prima, che noi chiamiamo Dio, il discorso diventa consequenziale e prosegue diritto su un unico binario.

    La parola creare, considerata in assoluto,  è anch'essa un termine improprio. Creare dal nulla è un'illogicità. Dio non poteva prendere alcunché dal nulla, poiché il nulla non esiste.

    Per creare doveva per forza attingere da Se stesso.

    Dunque, non più creazione, ma più propriamente emanazione.  

    E da qui l’emanazione del cosmo, dello spirito, dell'universo, della vita nei mondi materiali.

    Il tutto in un infinito senza tempo, in uno spazio di infinite dimensioni.

    Qual è in sintesi la risultanza logica di questo discorso?

    L'immanenza divina in tutte le Sue emanazioni.

    Da un Ente infinito, non può scaturire alcun elemento finito, in quanto la fine è sempre una limitazione, in questo caso della potenza della matrice.

    Dunque da un Dio infinito, un universo infinito, da un Dio eterno, uno spirito eterno, eterna vibrazione divina.

    Per dimostrare le qualità spirituali in assoluto, occorrerebbe obbligatoriamente una lunghissima trattazione sul problema del bene e del male, valori questi che, nella contingenza della nostra vita sulla terra, presentano infinite sfumature di non facile interpretazione, in quanto facilmente si sovrappongono, si intrecciano e persino si sostituiscono tra di loro, ma che a livello di Spirito, libero dalla carne e quindi dalla materialità, questi valori, ripeto, esaminati in assoluto non  si  presentano più come  elementi  in  lotta, ma  come  necessarie esperienze spirituali tutte rivolte ad acquisire conoscenze e conoscenze che portano a capire la Legge di Dio.

    Contrariamente però, la religione cristiana, vuol farci credere che il bene e il male, e dunque lo spirito buono e lo spirito cattivo, in eterno contrasto trovano soluzione, soltanto, alla presenza di Dio e nel Suo inderogabile giudizio universale.

    Vale a dire che uno Spirito, o un'anima, come vogliamo chiamarla per ora, al cospetto del creatore riceverebbe un premio o un castigo di valore eterno, in misura delle azioni liberamente scelte nel corso di una sola esistenza sulla terra.

    Esaminiamo il concetto dell'eternità.

    L'eternità è infinita.

    Non esiste il tempo, anche perché tutto il tempo umanamente immaginabile, miliardi e miliardi di anni, costituirebbero appena un trattino della immaginaria ma interminabile linea della eternità.

    Ma che cos'è la vita di un uomo (settanta o cento anni) nei confronti della eternità?

    Meno di un lampo.

    Pensate. Può un uomo, per come ha vissuto l'attimo della sua esistenza terrena, essere giudicato e quindi ricevere un premio o un castigo eterno?

    Se così fosse, lo spirito dell'uomo andrebbe inesorabilmente incontro alla sua fine o annullandosi in Dio per premio (siederai alla destra del padre) o dannandosi all'inferno per castigo: comunque sarebbe la sua vera morte.

    Ecco dunque, che sfiorando appena il problema del bene e del male, ci induce a porre serie riserve sulla dogmatica asserzione di un giudizio universale, mentre altre ne scioglie sull’'accettazione di una possibilità reincarnativa dello spirito.                       

    Riscoprire e credere nello spirito, invece, l'attributo dell'eternità, ridimensiona conseguentemente il concetto della morte, intendendolo, non più come un terrificante traguardo di una breve corsa, ma una tappa obbligata di esperienze in un'esistenza senza fine.

    Un breve cenno sul libero arbitrio.

    Il libero arbitrio non è la “possibilità di scegliere” della mente cosciente dell’uomo, quasi sempre condizionata da giudizi e pregiudizi, da  situazioni legati alla vita materiale,  ma “LA SCELTA” della mente profonda, di quell’individualità nella quale risiedono attributi e qualità che nessuno potrà mai giudicare e quindi punire o premiare, perché  già programmate dallo  Spirito libero dalla carne, unico Arbitro in assoluto di tutte  le Scelte.

    E le scelte dello Spirito hanno un’unica finalità: il ritorno alla matrice dalla  quale proviene e dalla quale è stata emanata, attraverso una scala infinita di valori, di esperienze e quindi di EVOLUZIONE.

    Il calarsi nella materia per lo Spirito è una delle infinite esperienze che dovrà fare, per avvicinarsi alla  “Luce” dalla quale proviene.

    Ma perché lo Spirito deve fare tutte queste esperienze?

    Perché emanazione divina ha tutti gli attributi divini, ma, in potenza.

    E’ come colui che possiede un milione di libri e ne ha letti qualche decina.

    Ma la “biblioteca della conoscenza” nella dimensione dello Spirito non solo ha infiniti volumi, ma lì  vi sono infinite biblioteche.

     

    Solo uno spirito folle potrebbe pensare di leggere infiniti libri per tutta l’eternità. Me ne strafrego delle esperienze, dell’evoluzione, di tutti questi stramaledetti attributi che non so che farmene e non voglio avere. Con i mille problemi e preoccupazioni che ho sarei un folle se dovessi aggiungere anche questi.

     

    Ecco, questa è la condizione della mente cosciente nell’esercizio del libero arbitrio.

    La mente profonda, ora è il momento di chiamarla Spirito, sa invece che programmerà di reincarnarsi anche mille volte se necessario, fino a quando si sarà impadronito, mangiato, fagocitato, sperimentato tutti gli aspetti e tutte le esperienze,  della e nella materia, nel bene e nel male, acquisendone piena conoscenza e potere.

    Spesso, in misura del suo grado di evoluzione, lo Spirito sceglie di reincarnarsi in una vita di sofferenza, di dolore, di miseria, di egoismo, di cattiveria, di vivere un giorno o cento anni, di fare solo l’esperienza  del parto, del delinquente, dell’assassino,o della vittima, ma anche del poeta, del medico, dello scienziato o del santo. Sceglie persino di essere ricchissimo e potentissimo.

    Ora nell’attimo -uno o cento anni - di ogni sua  esistenza sulla terra, lo Spirito sa perfettamente il grado di evoluzione raggiunta o i libri che ha letto, o i gradini che ha salito di quella infinita scala di valori che l’avvicinano alla matrice, alla luce, a Dio.

     

    (Fuori testo - Mi chiedo: quanti “gradini” avrà salito Piergiorgio Welby, e Eluana Englaro e quanti ne salirà l’uomo più ricco della terra?)

     

    Superata l’esperienza della materia nella terra, lo Spirito, magari si avventurerà nell’esperienza della materia dell’universo, e poi in altre esperienze, altre evoluzioni ove la materialità sarà un lontano ricordo e poi ancora e ancora.

    E’ come una legge divina.

    Lo Spirito non subisce, ma SCEGLIE, e non può sottrarsi.

    Come la vita non può sottrarsi dalla morte, la contrazione dall’espansione, la notte dal giorno, il macrocosmo dal microcosmo, il caldo dal freddo, il bene dal male, il caos dall’ordine, l’esplosione ( il big ben) dall’implosione ( i buchi neri) e così all’infinito e per l’eternità nell’armonia, nel sostentamento, nell’equilibrio e per l’equilibrio, nella potenza e per la potenza, nel divino e per il divino, tutto ci conduce ineluttabilmente a quell’UNITA’ chiamata DIO.  

    E Dio non gioca a dati (Einstein)  

     

     

      

     

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