michelangelo's profileCENTRO STUDI ESOTERICI S...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
(35) In memoria di Fulvio (e di Paolo Acerbi) - I p.14 Aprile 1973 RAPPORTO K (35)
In memoria di Fulvio (e di Paolo Acerbi) L’antefatto (prima parte) Un socio del Centro invita a casa sua Bruno per chiedere a "K" se si poteva fare qualcosa per salvare un amico, il dottor Fulvio Mangiafico dal coma profondo in cui versava dopo un intervento chirurgico, a Catania. C K Sia luce negli occhi e nell'opera di chi può porre le mani sul dormiente. Ora andate. K Seduta effettuata nell'ambulatorio di un primario dell'ospedale Garibaldi di Catania, a seguito dei fatti che sto per narrare. L'undici aprile, il giovane dottor Fulvio Mangiafico, stimatissimo medico di Siracusa, entra in una clinica a Catania per una semplice operazione di chirurgia nasale. Assistito dal suo maestro e grande amico, primario di semeiotica medica, viene operato nel pomeriggio dello stesso giorno. ( Ometto il nome del primario perché non sono stato autorizzato.) Trascorsi i termini dell'anestesia, i medici constatano che il paziente ritarda a prendere conoscenza. Col passare del tempo aumentano le preoccupazioni della equipe dei medici e dell'anestesista che non riesce a debellare l'effetto anestetico, ed infine decidono di trasportarlo al centro rianimazione presso l'Ospedale Garibaldi. Il tempo scorre inesorabile e la notizia fa il giro degli ambienti medici e universitari di Catania e di Siracusa. Gli viene praticata la tracheotomia e tutta una serie di cure dopo interminabili consulti dei migliori specialisti del campo. Il coma non si risolve e al quindicesimo giorno, la morte violenta per la rottura dell'aorta. Il dottor Mangiafico si era iscritto da qualche mese al nostro Centro, affascinato dalla lettura del "Rapporto K" e dalla scrittura automatica. Aveva partecipato a tutte le sedute svoltesi nei mese di febbraio ed aveva espresso il desiderio di organizzare in privato un ciclo di sedute con un gruppo di medici, invitando anche il Professore, suo maestro di Catania, per studiare il medium a livello clinico-scientifico e il contenuto delta scrittura automatica con un lavoro programmato di domande di natura professionali e di ricerca medica e soprattutto sul cancro che “K” ne aveva preannunziate importanti rivelazioni. Venuti a conoscenza della volontà di "K" di portare Bruno dal Mangiafico, decidemmo di recarci a Catania. Solo due giorni dopo, però, il 16 aprile, il sottoscritto, Bruno, Nunzio, Enzo, ed Elio, fratello Fulvio varcammo la soglia dell'ospedale Garibaldi. Il corridoio del reparto rianimazione era pieno di persone che a piccoli gruppi discutevano sul caso Mangiafico. Erano tutti amici e colleghi che trascorrevano ore e ore in paziente attesa, al fine di vegliare Fulvio con turni di giorno e di notte, nella speranza di assistere al suo risveglio. Anche noi, erano circa le ore 17, accompagnati dal fratello entrammo per pochi minuti nella camera ove, dietro un paravento, tra apparecchiature, bombole, quadri di controllo, fili elettrici e tubi vi era un lettino sul quale giaceva immobile Fulvio, con gli occhi aperti fissi nel vuoto. Bastarono pochi minuti per renderci conto della tensione di Bruno, che guardando fisso negli occhi il paziente si avvicinò come un automa al suo lettino. Anche i medici che si trovavano nella stanza, dovettero accorgersi che qualcosa stava succedendo, perché stranamente non fecero alcun gesto per allontanare il visitatore invadente, quando questi cominciò ad oscillare con tutto il corpo a destra e a sinistra a guisa di un pendolo. Anche noi ci avvicinammo cautamente e tutti potemmo vedere che le pupille di Fulvio si spostavano per seguire lo sguardo di Bruno che oscillava. Poi si fermò e rimase immobile per lunghi minuti. Uscimmo dalla stanza del paziente e appartati in un angolo del corridoio. Bruno ci raccontò quanto gli era successo. Entrato nella camera, già emozionato, rimase calamitato dagli occhi del degente. Sentì come se qualcosa d'indefinibile violentasse la sua mente. Si mosse verso il lettino quasi senza volontà e sempre fissando gli occhi di Fulvio ebbe l'impressione che tutta la stanza oscillasse a destra e a sinistra. Poi tutto si fermò, e mentre la sua vista si annebbiava, poté scorgere le pupille di Fulvio ingigantirsi fino a occupare tutto il suo campo visivo, e da una folta nebbia gli apparve Fulvio, scarno in viso magrissimo – mentre nella realtà non lo era - e gli parlò in tono calmo. Bruno non ricorda esattamente le parole ma il contenuto era questo: "ormai è tardi, sono stanco, voglio essere lasciato in pace." Decidemmo di stringerci attorno a Bruno e, senza dare nell'occhio, di concentrarci affinché potesse intervenire "K" . Vedemmo Bruno impallidire e successivamente entrare in quello stato di torpore che noi conoscevamo bene. Lo appoggiammo sul davanzale della finestra e sorreggendolo per le braccia aspettammo il suo risveglio che avvenne da lì a pochi minuti. Bruno ci disse di aver visto per la seconda volta Fulvio apparirgli trascinandosi una bara vuota e parlargli a lungo. Ricorda alcune parole: "eccesso di bilirubina pentotal - coma epatico", mentre tutti sapevamo che il coma era di natura cerebrale. Già tutti erano a conoscenza di quanto era successo nella stanza di rianimazione e noi avevamo l'impressione, da certi sorrisetti, di essere osservati con diffidenza come se fossimo degli stregoni venuti a profanare il tempio della scienza. Poco più tardi arrivò il Professore e dopo aver visitato il paziente e parlato con il primario del reparto, volle conoscerci. Ci disse subito che Fulvio gli aveva accennato del nostro Centro e volle essere informato su quanto era successo. Bruno raccontò tutto, incitato ora dall’espressione attenta di quei medici che poco prima ci evitavano ed ancor più dalla sorprendente disponibilità con cui il Professore recepiva questi discorsi, al punto che quando gli chiedemmo di poter fare una seduta ci invitò nel suo studio. Ci ritrovammo verso le 23 nello studio del Professore, che col nostro consenso aveva invitato altri tre medici dei quali una donna. Avevamo posto sotto il braccio di Bruno, che aveva raggiunto quasi subito la trance, un pacco di fogli grandi dal ricettario del Professore, e mentre quest'ultimo si rivolgeva a noi perché formulassimo la prima domanda, “K”, con scrittura larghissima riempì in pochi secondi il primo foglio con questa risposta: C K Lascia parlare colui che dice. Cerchi egli cosa dovrebbe........
Questo è l'unico foglio rimasto agli atti del Centro, sfuggito di mano al Professore, quando al termine detta seduta chiese il carteggio, che mai restituì, né ci permise di trascriverlo. Quello che seguì dopo la prima fase, fu un lungo dialogo tra il professore che chiedeva come risolvere il coma di Fulvio e "K" che rispondeva inizialmente con simbolismi poi con termini tecnici e persino con un grafico. Il Professore chiese se Fulvio sarebbe guarito e "K" rispose che non gli era concesso dire. Chiese ancora una terapia e gli fu risposto che quella già indicata avrebbe alleviato il corpo del dormiente. Di fatti con la nuova terapia, il giorno dopo, si risolse il blocco intestinale del paziente. In un momento detta seduta, ci parve di scorgere il volto del Professore, forse per la tensione e l'emozione, rigato di lacrime, ed infine, dopo altre domande e risposte, quando la seduta ebbe termine con un discorso rivolto solo al Primario, questi sembrò stanco ma sereno e accomiatandosi ci disse che voleva rimanere solo a riflettere su quella che sarebbe stata un'indimenticabile esperienza.(continua)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://michelangelok.spaces.live.com/blog/cns!66E05C38C8E817DC!3952.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|