michelangelo's profileCENTRO STUDI ESOTERICI S...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
(38) In memoria di Fulvio (e di Paolo Acerbi) - IVp.1 dicembre 1979 RAPPORTO K (38)
In memoria di Fulvio (e di Paolo Acerbi) Lettera di Bruno e il ritorno di “K” (quarta parte)
II primo dicembre arriva la risposta di Bruno. Una lunga lettera in cui spiega i motivi del suo trasferimento a Roma, i sei anni trascorsi, la sua condizione sociale e spirituale. Nella seconda parte Bruno rivive tutta la vicenda del coma e della morte del dottor Fulvio Mangiafico. Apprendiamo dalla lettera molte cose che sconoscevamo, per esempio il fatto che tornò da solo più volte a Catania da Fulvio e parlò con lui in coma, proprio per via di quelle sue doti che gli permisero attraverso canali a noi sconosciuti di comunicare con un uomo in quello stato. Un elemento di eccezionale sorpresa, ancora nella lettera, e costituito dal fatto che parte di essa e scritta da Bruno in trance, o quanto meno in quello stato di torpore che prelude la trance, in quanto più volte - esattamente cinque volte - improvvisamente cambia linguaggio. I concetti sono diversi, le parole a volte slegate, proprio di chi non vede bene i tasti della macchina da scrivere. Vi sono nella lettera alcuni elementi di contraddizione. Le date sono sbagliate e Bruno non ha mai preso appunti. Forse questo è un tentativo di difesa della sua coscienza vigile comune negli impulsi post-ipnotici, inteso a giustificare quei meccanismi della memoria che hanno permesso di riportare alla coscienza e quindi scrivere momenti e discorsi lontani nel tempo. Ma i due momenti sbalorditivi della lettera sono: il primo, il ritorno di "K" già dall'episodio del bar e che esclude definitivamente ogni possibile intervento di Fulvio; il secondo, credo senza precedenti nella storia della parapsicologia, l'alternarsi di momenti coscienti e di momenti di trance del medium - per gli interventi di "K" - mentre batte i tasti della macchina da scrivere.
Caro Michele, ho riempito otto pagine sul "caso Mangiafico". Fanne l'uso più opportuno, per completare la relazione, modificandone la forma, se credi e tagliuzzando il testo per meglio inserire le parti che ritieni importanti in quello che hai scritto: in somma, fai tu. Per quello che mi riguarda, posso dirti che riempire le suddette pagine è stata per me un'impresa ricca di emozioni davvero intense. Ho rivissuto quello che a suo tempo fu per me un avvenimento sconvolgente e l'ho rivissuto, davvero attimo per attimo, con la stessa partecipazione emotiva. Hai ragione quando dici che i sette anni trascorsi non hanno calato in me alcun velo d'oblio: è come se quella tragedia si fosse compiuta ieri, appena un giorno fa, tanto è vivo il ricordo che ne ho. Dici che l’episodio al bar, l'anno scorso, con Nunzio, significhi che un nuovo capitolo debba, in qualche modo, aprirsi? Può darsi. So comunque che la missione di K deve continuare, lo sento e l'ho sempre sentito, ma sarà K stesso a sciogliere l'enigma, sarà lui a decidere il momento, e quando accadrà io non potrò oppormi, ne la distanza che ci separa, me e voi, potrà impedirlo. Dobbiamo avere fiducia. Per il momento Michele è bene che tu porti avanti il tuo compito. IL lavoro che fai e buono e utile, sono sicuro. Ma ora passiamo agii interrogativi che mi poni. Sono e sarò sereno fino in fondo, prometto, anche se non è facile rispondere. Diminuzione (apparente) della medianità: senza volerlo, nell'ottava pagina della mia relazione credo di avere risposto. La medianità in me esiste ancora, suppongo. O meglio: esiste la "capacità di mediare", che non mi sono sentito di sperimentare, però. So che questa capacità è n me ancora oggi perché la sento attraverso mille sfumature (meglio non so spiegarti) e so che se mi abbandonassi a "certe sensazioni" ne verrebbe fuori la cosiddetta trance; ma non mi fido, senza di voi. D'altra parte, ho la certezza che K non permetterebbe alcunché di spiacevole....Non so. Forse aspetto che qualcosa accada senza che io perda il controllo di me, cioè coscientemente. E sarebbe magnifico! Mah, come ho detto sopra, sarà K di certo a "sciogliere l'enigma". Il secondo interrogativo, veramente, mi lascia perplesso - rimorso e angoscia per non essere stato tempestivo- se ti riferisci all'episodio di Fulvio, leggendo le famose otto pagine scoprirai quanto rimorso e quanta angoscia me ne siano venuti. Ma che intendi quando parli di mancata tempestività? Ti prego fammi sapere. In quanto al mio trasferimento a Roma: cercherò di parlarne con sufficiente chiarezza. Intanto, sì, diciamo che problemi miei di affermazione personale, di risoluzione di certi, e non pochi, problemi psicologici, veri e pesanti complessi, mi hanno portato a tale decisione, o almeno a prenderla in seria considerazione. A Siracusa, in seno a una famiglia nella quale stavo a disagio, in un ambiente con striminzite possibilità di sbocchi sociali, io, con le mie idee di uomo insofferente ai conformismi e a tutto ciò che rappresentava la "norma", vivevo mate. Operaio in un inferno di fabbrica o impiegato in qualche ente, no, grazie: la natura, questa strana madre, mi ha fornito di altre esigenze che lì non potevo appagare. Vedi, Michele, io spero tanto che tu mi capisca. Qui è un'altra cosa. Qui mi guadagno da vivere, e anche abbastanza bene. Faccio anche altre cose altrettanto gratificanti. Qui mi sento realizzato, insomma. Ora ho famiglia e i capelli un po' ingrigiti, e una figlia che adoro. Mi sono comprato casa, mi sono circondato di amici..... non mi manca nulla, di ciò che fa parte del quotidiano. Quel che manca è, forse, un valore spirituale veramente appagante e non parlo di cose religiose propriamente dette. Tu già sai di che parlo. Sì, questo mi manca. Io so di avere una natura "mistica" e che tutta la mia vita è da essa condizionata, e lo sarà sempre. E un destino che non posso cambiare e, dopotutto, non voglio. Sono dei pesci, non c'è niente da fare; ma proprio perché sono dei pesci, probabilmente non riuscirò mai a risolvere le mie conflittualità interne. Io vorrei che le esigenze materiali e quelle spirituali coesistessero in me senza che le une prevalgano sulle altre e viceversa, in perfetta armonia; ma ciò potrà mai essere possibile? Si dice di no. Eppure, se fosse possibile, non per me solo ma per tutti, pensa come sarebbe bella la vita. Non più Jeckyl e Hyde. Non più Caino e Abele. Non più questa dualità dell'essere umano, che da sola, semplicemente perché c'è, causa da sempre danni spesso irreparabili. Io questa dualità l'ho sentita fortissima a suo tempo, e la crisi in cui sono caduto era ai limiti della sopportazione. Ma forse sarei andato avanti così chissà per quanto, se la tragedia di Fulvio non mi avesse investito in pieno, come invece accadde. Allora: colmata la misura della sopportazione con un senso di colpa tremendo, giustificato o no, la decisione di andarmene, di uscire fuori da tutto, fu la logica inevitabile conseguenza, come unica alternativa a un possibilismo, forse altrettanto inevitabile, autolesionismo da suicida. Io penso che fosse lo stesso K a guidarmi nella scelta. Che sarebbe di me, se fossi rimasto? Forse non avremmo avuto "il vuoto di questi lunghi anni" - come tu dici nel quarto interrogativo che mi poni - ma chissà. In quelle condizioni, la "nostra storia" sarebbe andata avanti? Chi può dirlo? Fatto è che io questo vuoto non l'ho sentito veramente tale. Una mancanza, sì, ma di un equilibrio perfetto in me. Non vuoto. K c'è. Michele, e ora che scrivo lo sento più che mai……. più che mai Uomo tu debba patire in te siffatti tormenti. Ragiona con Spirito sui mali della carne, ma fuori di te e a dialogar con l'altri troverai cagione di buona sorte. Intendi tu questo dire e solitudine sarà parola priva di senso, che mai un Mistero può svelarsi in solitudine, ne mai scherno che venga dagli stolti sarà fardello più avvilente di quel che il pavido non osa mostrare al suo simile. Io questo dico per ragionare di tre Figli con essi tre per tramite d'uno che agli altri due è fratello, e a questo voglio dar similitudine con l'antichi proponimenti che il tempo accoglie e il tempo scioglie nella mente dell'uomo cieco di Spirito come troppo in terra s'è visto. Ogni opera sta scritta e non con fuoco e sangue, figli del destino se avete orecchie, e Luce sia dove partir bisogna all'uopo ma non lamentate il silenzio e il vuoto ma tenete la mente accorta che la guida l'avrete in fronte a dove avete dato lo sguardo e le sei braccia - io braccia - poiché uno sarà il guerriero a farne uso. Da esso porto muoverà il segno e metterà il suo peso in casa d'ogni grande perché grande sarà la Svolta dopo che un grande si sarà fatto piccolo. E ora io vi dico non pensate a ciò che qui non si dice e non si può dire voi sappiate intendermi e siate in pace. Michele, a questo punto non mi sento di aggiungere altro. Mi ha preso un tremito che non riesco a controllare. E mi sento molto strano, e anche molto teso. Continuo a scriverti a fatica. Ho letto e riletto quanto sopra e ancora non mi pare vero. C'è un po' di pasticcio, ma preferisco non correggere nulla. Vorrei che tu e Nunzio foste qui, adesso, ma non ci siete. Io però sono convinto che quest’occasione epistolare sia l'inizio di Qualcosa d'importante per noi. Spero di non sbagliarmi. Comunque, come potete vedere da voi, K è ben presente. Prima di concludere, però, vorrei dire qualche parola, se ce la faccio, su gli ultimi tuoi interrogativi. ……..in quanto a "come è Bruno", dopo aver terminato la lettura di quel che ti spedisco, ne saprai quanto basta. A proposito della presenza di Fulvio nel mio inconscio, poi, e del "ritorno" di Fulvio al bar, l'anno scorso, non saprei, non so più cosa dirti esattamente. Purtroppo, la serenità che ti avevo promesso, è svanita e, ti confesso, non vedo l'ora di smettere e di spedirti tutto. Diciamo, ecco, che (in me) la presenza di qualcuno che non sia K è per me un'idea difficilmente accettabile: anche se si dovesse trattare di Fulvio. Certo non è che una supposizione la tua che poggia su precedenti compreso l'episodio del bar; ma su che cosa la basi? Dell'episodio del bar, io ricordo ben poco e nemmeno posso dire di avere coscienza, ne impressione alcuna, di una presenza in me che non sia K. Io credo piuttosto che l'episodio al bar sia da considerarsi come un fatto isolato: un 'intervento spontaneo, probabilmente, di Fulvio o chi per lui, allo scopo di regalare un po' di serenità al sottoscritto che ne aveva tanto bisogno. Da allora infatti, il mio senso di colpa è notevolmente diminuito. E sai, la cosa mi scottava tanto che forse per questo non ho fatto riflessioni sull'accaduto, quando sono ripartito. Può essere che sia qui il motivo del mio atteggiamento di adesso. Non lo so. Ad ogni modo, Michele, mi credi se ti dico che non ce la faccio proprio più a scrivere? Scusami. Ah, colgo l'occasione per augurarti buon anno. Ti abbraccio e ti prego di abbracciare Nunzio per me. Ciao Bruno (continua)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://michelangelok.spaces.live.com/blog/cns!66E05C38C8E817DC!3955.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|